mercoledì 28 giugno 2017

La “Porta dell’Inferno”: l’incredibile storia della voragine di fuoco nel deserto

Ribattezzata "Porta dell'Inferno", la spettacolare voragine di fuoco brucia nel deserto del Turkmenistan dal 1971. Ma non è un fenomeno naturale

È stata ribattezzato “Porta dell’Inferno” il cratere largo circa 70 metri e profondo fino a 50, che brucia ininterrottamente nel deserto del Karakum, in Turkmenistan. Formatasi a 260 chilometri dalla capitale Ashgabat, è situata non lontano dal villaggio di Derweze che, per una curiosa coincidenza, in lingua turkmena significa proprio “porta”.
Al contrario di quanto si possa pensare, la Porta dell’Inferno non è un fenomeno naturale. Questa spettacolare voragine grande quanto un campo di calcio brucia dal 1971, da quando cioè un gruppo di geologi sovietici si mise a trivellare il suolo alla ricerca di petrolio.
Proprio nel posto in cui avevano iniziato a cercare idrocarburi, c’era una gigantesca caverna prodotta dall’erosione dell’acqua, di cui non si sapeva nulla. Poco dopo l’inizio dei lavori, le trivelle raggiunsero una sacca di gas naturale, il tetto della caverna crollò, inghiottendo le attrezzature degli scienziati. Si formò così un avvallamento largo circa 70 metri e profondo fino a 50. Fortunatamente, l’incidente non causò vittime tra i geologi, sebbene si sia ipotizzato che la grande quantità di gas sprigionatasi nei primi tempi possa aver determinato la morte di alcuni abitanti dei villaggi vicini.

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domenica 25 giugno 2017

Codex Gigas o Bibbia del Diavolo

in collaborazione con l'autore Michele Leone

tratto da: http://micheleleone.it/codex-gigas-o-bibbia-del-diavolo/

Codex Gigas: Diavolo, Etimologie e Scongiuri

Il Codex Gigas (codice gigante) detto anche Bibbia del Diavolo, o Libro Nero e in una molteplicità di vari modi deve i suoi due principali appellativi ad un disegno del diavolo a tutta pagina contenuto nel manoscritto ed al suo formato. Il formato del Codex Gigas è impressionate, alto ±890 mm ​​e largo ±490 mm ed ha un peso di circa 75kg. È composto di 310 fogli di pergamena (di pelle d’asino o vitello) alle quali andrebbero aggiunte 8 pagine che si sono perse nei secoli. Il suo formato lo rende probabilmente il più grande manoscritto latino europeo. Il Codex Gigas è chiuso in una copertina di legno ricoperta di pelle e presenta alcuni ornamenti in metallo. Il manoscritto è ricco di Capolettera e miniature, come di alcuni disegni a tutta pagina come il già citato il ritratto del diavolo. Oggi il testo è conservato nella biblioteca nazionale di Stoccolma.


Cosa contiene il Codex Gigas? In questo volume troviamo una Bibbia (Antico e Testamento), Le antichità giudaiche e La guerra giudaica di Giuseppe Flavio, Le etimologie di Isidoro di Siviglia, alcune formule per scongiuri ed esorcizzare il diavolo, dei libri di medicina, una Storia della Boemia scritta da Cosma di Praga ed un calendario. Dall’indice si può dedurre che nelle pagine mancanti fosse contenuta la regola benedettina, di particolare interesse sono l’immagine a pagina piena della Gerusalemme Celeste e quella del diavolo tra due torri.

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domenica 18 giugno 2017

Creature bizzarre scoperte nelle profondità del mare australiano

Pesci senza faccia, giganteschi ragni di mare e altre creature ancora da catalogare. Sono solo alcune delle strane forme di vita scoperte durante la prima spedizione nel “mare profondo” lungo la costa orientale dell’Australia. La ricerca, guidata dai Musei Vittoria con in testa il dottor Tim O’Hara e supportata da Csiro Marine National Facility e dal Nas Nesp Marine Biodiversity Hub, è stata portata avanti da un team internazionale di 58 scienziati, a bordo della nave “Investigator”. L’imbarcazione è partita il 15 maggio scorso da Launceston in Tasmania e ha raggiunto Brisbane nel Queensland. Durante il viaggio, durato un mese, la nave ha seguito il bordo della piattaforma continentale australiana, dove l’oceano improvvisamente scende a quattro chilometri di profondità

Le reti da pesca e le slitte a traino utilizzate per raccogliere gli esseri presenti sul fondale hanno rivelato un mondo completamente sconosciuto. Ben 21 creature che vivono in quell’abisso oceanico, tra invertebrati e pesci, sono totalmente sconosciute alla scienza. Di seguito alcune immagini degli esseri che hanno sorpreso i ricercatori.

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venerdì 9 giugno 2017

L'ORO TRAFUGATO

Nel 1945 un certo Herbert Herzog fece ritrovare agli alleati il cosiddetto "tesoro di Salisburgo": circa 4.3 tonnellate di oro.

Durante il recupero dei sacchi notò che erano ancora piombati e che portavano la scritta "Banca d'Italia".

Ad Herzog venne fatta una promessa: avrebbe ricevuto una ricompensa non appena l'oro fosse stato riconsegnato al legittimo proprietario.
Dopo tre anni di inutile attesa scopre che l'oro è stato consegnato nel 1947 al governo di Vienna. Gli austriaci avevano "fornito prove" che l'oro ritrovato era di legittima proprietà della banca nazionale austriaca prima dell'occupazione dell'Austria da parte dei tedeschi e che non aveva mai lasciato il territorio austriaco.
Nel 1950 Herzog riesce ad avere una risposta in proposito dalla cancelleria austriaca: l'Austria non è proprietaria dell'oro ma solo detentrice, non è, quindi, autorizzata a dare nessuna ricompensa.
In seguito Herzog si reca a Roma e, dopo aver ricostruito la storia dell'oro ritrovato a Salisburgo (faceva parte di 72 tonnellate di oro rubato dall'Italia e destinato a Berlino), ottiene dal governo italiano la promessa di una ricompensa.

Il 30 settembre del 1952 la Banca d'Italia sporge denuncia contro la Banca nazionale austriaca. Inizia il processo ma, nell'aprile del 1954, viene sospeso. Le 4,3 tonnellate di oro sarebbero state incluse nei conteggi (fatti nel Trattato di Parigi del 1946) relativi alla ripartizione fra gli Stati aventi diritto all'oro nazista ritrovato dopo la guerra.

L'oro in questione, si sostenne, era per la maggior parte non identificabile. Herzog non si dette pace e, negli anni successivi, raccolse una precisa documentazione con cui ricostruì oltre cinque anni di trasporti di oro attraverso mezza Europa.
Tutto questo però non bastò ad Herzog per ottenere la sua ricompensa. Morì nel 1977.

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Gli otto chili della vergogna: l'oro di Auschwitz in Italia

5 Misteriosi tesori perduti della seconda guerra mondiale

lunedì 5 giugno 2017

Primo test del Dna sulle mummie dell'antico Egitto

Rivela parentele con le popolazioni di Europa e Anatolia

 

Il primo test del Dna mai condotto sulle mummie dell'antico Egitto rivela la loro parentela con le popolazioni di Europa e Anatolia. La ricerca, condotta sul materiale genetico di mummie del periodo compreso tra il 1400 a.C e il 400 d.C. è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications e coordinata da Johannes Krause e Wolfgang Haak, dell'Istituto Max Planck per la scienza della storia umana, e da Verena Schuenemann, dell'universita' tedesca di Tubinga. L'Egitto e' ideale per lo studio delle antiche popolazioni: ha una storia ben documentata e la sua posizione geografica ha favorito l'interazione della popolazione con quella degli altri Paesi vicini. I ricercatori erano interessati proprio a comprendere se i rapporti con gli altri popoli, le conquiste o le dominazioni subite avessero avuto un impatto sulla popolazione anche a livello genetico. ''Volevamo verificare se la conquista di Alessandro Magno e di altri avessero lasciato impronte genetiche sull'antica popolazione egiziana'', ha rilevato Schuenemann.

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